
Da ore avanzava nella neve alta alla ricerca di qualcosa da mettere sotto i denti,ma il sole stava ormai per tramontare dietro la montagna e ancora non aveva trovato ciò che stava cercando. Era stanco, stanco come mai l'era stato prima. Lasciava impronte rosso vermiglio sulla neve: i polpastrelli si erano tutti spaccati per il gelo. Gli inverni lassù erano tremendamente duri e questa volta, n'era certo, non ce l'avrebbe fatta.
Era solo.
Il branco l'aveva abbandonato, o forse era stato lui ad andarsene. Se n'era partito in cerca di un qualcosa che nemmeno riusciva a figurarsi, ma che aveva avvertito nell'aria. Come un richiamo, un invito, un odore...Non lo sapeva con esattezza, ancora non l'aveva trovato. Di certo con gli altri non si sentiva libero. Non essendo il capo branco era tenuto a rispettare certe tacite regole che i forti dettavano ringhiando. E a lui questo non piaceva...come avrebbe potuto accettarlo?
Per questo, tornando indietro con la memoria, non riusciva a ricordare chi avesse abbandonato chi. S'erano divisi quasi di comune accordo, lui e il suo vecchio branco.
In fondo non era mai stato tagliato per la vita gregaria...
Ma ora...ora quasi rimpiangeva i vecchi tempi. Tra le montagne innevate il cibo scarseggiava, e cacciare grosse prede da soli non era possibile. E faceva freddo...dio, quanto faceva freddo! Cosa non avrebbe dato per potersi scaldare accanto ad una pelliccia amica!
Forse se fosse sceso a valle avrebbe trovato qualche piccola preda che di certo mai si sarebbe avventurata così in alto, fin dentro la sua bocca... A valle è tutto un po' più semplice...
No no no. Questo era fuori discussione. Giorni prima aveva scorto da una vetta un uomo, poco più sotto. E lui ricordava bene che bestia pericolosa e infida fosse l'uomo. Vivono in basso, gli uomini. Ce ne sono centinaia, migliaia. E non aspettano altro che un lupo si avvicini abbastanza per impallinargli il culo, scuoiarlo e tenersi la pelliccia come trofeo davanti al fuoco acceso.
Non avrebbe mai fatto quella fine, mai!
La giornata volgeva al suo gelido termine, e le sue forze selvatiche con essa. Andava avanti, procedendo dolorosamente per le zampe sanguinolente. Sapeva che non avrebbe mai trovato quel qualcosa di cui aveva avuto sentore. Il tempo stringeva e lui non ce la faceva più.
S'era sbagliato, quella era la verità. Non c'era nulla oltre la neve, il vento, il freddo e gli uomini là sotto. E se anche ci fosse stato, non era stato in grado di scoprirlo.
Peccato, era proprio un bel giovane lupo...
Crollò sfinito ai piedi d'un pino nero sventrato da un fulmine e lì aspettò.
Arrivò la notte e con lei, benevola, anche l'agognata Morte che pose fine alle sue sofferenze, e alle sue speranze di lupo.
Peccato, era proprio un bel giovane lupo...
Peccato, sì. Perché lui non lo poteva sapere, ma la mattina dopo il primo giorno di Primavera l'avrebbe trovato freddo e duro e sconfitto ai piedi d'un albero marcio.
S'era arreso troppo in fretta.