
Sulle note struggenti d'un violino tristissimo, entra il toro nell'arena. E' puro nervosismo in atto, violenta morte in potenza. Si guarda intorno.
Il torero, anche lui è nell'arena.
Si scrutano, si osservano, si studiano.
Poi, l’artistica carneficina di corpi e anime ha inizio.
Il torero sventola con un ghigno il drappo rosso.
I picadores scagliano le loro lance adorne di piume. Rosse.
Il toro affonda le sue corna una volta. Manca il bersaglio. Affonda di nuovo, e di nuovo manca. E dal suo dorso comincia a grondare copioso il sangue. Rosso.
Il violino continua piangere note dolenti, la corrida prosegue a singhiozzi.
E poi ancora sangue
e carne
e grida,
e grida,
e applausi.
E carne.
Il torero si fa beffe dell’animale inferocito ed esausto. Con le sue ultime forze tenta ancora un affondo, ma una picca gli precede il movimento e gli occhi si annebbiano.
Mi avvicino nella penombra al tuo corpo stanco e, ancora bagnata d’acqua saponosa, mi abbasso a baciarti la fronte. L’asciugamano ti sfiora una spalla.
Il violino ha terminato il suo lamento.
Il toro è morto.