...What I cannot say...

sabato 26 gennaio 2013

In attesa

Una donna è seduta a guardare. La strada fradicia lì fuori, il buio, se stessa.
Si vede riflessa nei vetri che andrebbero puliti.
Ha occhi malinconici e grigi come un lago di montagna durante un giorno di pioggia. 
E una scintilla ingorda di vita che arde sul fondo. Quella anche, la vede. Non può non vedersela, non sentirsela dentro.

E' un cavallo al galoppo su un sentiero in un bosco.
E' l'onda che imperturbabile e instancabile si infrange sullo scoglio.
E' l'aria gelida nelle mattine di gennaio.
E' un falco che volteggia affamato.
E' la quiete ambigua di una montagna.

Non può non saperlo.

Particolare, la gente definisce questa donna.
Decisamente atipica, di certo poco convenzionale. Non di moda, quello mai.
A volte dall'animo ingombrante, non meno spiazzante.

Di certo intimorisce.
L'Uomo ha paura della profondità. Non tutti ci sanno nuotare dentro.

La donna sa, come sa della scintilla famelica negli occhi, che il suo essere Altro sarà il maggior pregio e la  croce più dolorosa. 
Che molte altre volte ancora tenterà di ripudiarlo con furia eppure inorgogliendosene.
Che sempre combatterà battaglie feroci nei caotici meandri del Sè, lasciandone trapelare in superficie solo quel tanto che basta per spaventare gli inesperti nuotatori.

Arriverà, un giorno, un marinaio senza timore delle onde.
Con gesti lenti, decisi ed esperti si calerà in quelle acque agitate, sguazzandoci calmo.
E allora, forse solo allora, la bonaccia placherà per qualche tempo quel mare impetuoso.

La donna è ancora seduta. 
Lo aspetta.

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